Nasce come compilation per trasformarsi in album e diventare film..

Si parte dalla primavera, nuova vita, in Africa, dove "ha origine il sole";
sulla strada l'estate leggera, quella dei cambi d'umore, delle incomprensioni,
degli ormoni in ebollizione; quella del "dover dimostrare qualcosa",
sapersi muovere nel senso comune delle scelte:

"Me ne vado al mare, anche se non so nuotare"

che sfocia nel contrasto sfuocato del percepire le sensazioni senza trovarne l'origine,
nei sentimenti.

L'autunno a ricondurre le nostre vite nella loro ciclicità, ognuno nei propri binari,
lamentandosi subdolamente, come "bestie parlanti del circo imperiale".
Nella nebbia, dove riflettono le ombre delle paranoie, dove si entra in comunicazione
con se stessi e riaffiora "la lezione che fece male";
mentre si avvicina il natale, il senso di patriottismo di una nazione che si specchia nella televisione, annullandosi in essa, che ogni giorno chiede

"ma secondo te quello che stiamo dicendo è vero?".

Voglia di liberarsi dalla criminalizzazione dell'individuo che trasforma noi stessi in
"pedina del potere", diventando parte del sistema dal quale si è oppressi.

Viaggiare lontano o dentro se stessi, chiudere l'anno, dare un taglio netto a tutto ciò che è stato, per trovare "the way we dance"; ma come ora d'aria, una volta finita, ritrovarsi, in un'ironica "bella giornata", della solita "toxic town".

Quali "distanze" separano la predefinizione, la schematizzazione, il ricondurre tutto ad un valore economico, anche ciò che scientificamente non è riconducibile, come le emozioni; e la necessità (gioia) di prendersi in giro ogni tanto?