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Questa esperienza si prefigge di scattare un'istantanea sul panorama musicale italiano con l'obiettivo inflessibile di tracciare un solco netto tra musica come cultura e linguaggio espressivo e musica “artificiosa”, “costruita”, facilmente controllabile ai fini delle vendite da chi vede questa importante risorsa culturale di identificazione solo come fonte di guadagno. Da un trentennio la musica viene studiata scientificamente, come qualsiasi altro prodotto, al fine di trovare la formula magica che indichi quali “ingredienti” inserire, quale alchimia perfetta raggiungere, per corrispondere a un impegno (economico, fisico...) X, un reddito sicuro (vendite, ricavi...) Y; dimenticandosi che ciò di cui si sta parlando è musica; lavorando su di essa senza neanche mai ascoltarla, ignorando l’elevato livello di conoscenza, di accrescimento culturale che porta in sè, questo, da alcuni addetti ai lavori considerato un supporto circolare, di plastica, dalla sezione sottile. Riteniamo che una delle tante motivazioni del calo delle vendite dei dischi è dovuto alla perdita di valore che questo modo di operare ha provocato nella musica. ...Intanto,
però, attorno alla musica “ufficiale” di coloro
che per alcuni sono “gli unici a far dischi” (e ora
non li fanno neanche più), si è creata un’esigenza;
come se sentire in continuazione sulla pelle che certa “musica”
risultava di plastica, artificiale, vuota, provocasse un’eritema
dovuto dalla necessità di percepire di nuovo il sudore trasudare
dai dischi: Tante persone
da sempre si sono contrapposte in battaglie per “migliorare
la salute della musica”: tanti grandi dischi hanno visto la
luce, tanti amanti della musica hanno ricercato bella musica senza accontentarsi
di cantanti costruiti, dalle loro vite inventate, dai loro hobbies “messi
a contratto”, variando a seconda del trend ogni aspetto della
loro vita; invidia nei confronti di chi è messo in un ruolo di primo piano (”istituzionalmente” parlando) seppur sembrandoci impossibile attribuirgli meriti artistici. Tante persone (addetti ai lavori e fruitori) hanno snobbato artisti (e chi lavora per loro) che venivano considerati “quelli che ce l’hanno fatta” accusandoli sbrigativamente di essersi svenduti senza avere certezze nelle loro parole e senza considerare obiettivamente la situazione in oggetto; invidie tra gli indipendenti. Con questa compilation vogliamo (oltre che presentarci) omaggiare e ringraziare tutti coloro che supportano, ascoltandola, che lavorano per diffondere, musica “vera”, non costruita a tavolino; e vorremmo riflettere sulle invidie da cui liberarsi per contrastare unitamente l'imposizione della musica “costruita” promossa con ampie campagne mediatiche al limite del subliminale (superandolo abbondantemente in certi casi) che cambiano la percezione della musica nelle nuove generazioni e, in generale, in quelle persone che non hanno modo di seguire, per scelta o per condizione, la scena musicale approfonditamente, ma vorrebbero ancora poter credere nella veridicità della musica che “sentono in giro” che, ormai stereotipicamente, dicono "tanto ormai la musica è fatta solo per far soldi". "Guerre tra poveri" dovute ad inutili invidie e disinformazione sull’operato delle bands, dei lavoratori che impiegano le loro risorse (fisiche e economiche) in nome della passione per la musica, che indeboliscono facendoci marciare divisi diminuendo le risorse per coloro che cercano di valorizzare la musica come cultura (intesi pubblico, artisti, lavoratori).. L'idea
del titolo è sicuramente provocatoria; nel tono "duro"
non c'è intenzione accusatoria o presunzione nel ritenersi migliori
di realtà indie esistenti e forti. Diffondere un "messaggio" di unione tra chi vive nel mondo della musica creata e diffusa per passione, pensando che gli obbiettivi su cui scagliare le proprie ire dovute a una vita, talvolta frustrante, vissuta "dentro la musica" siano altri. Sottolineare quale musica è creata con passione e quale in modo artificioso a fini esclusivamente lucrosi, considerando fermamente che non sia un modo accettabile ne rispettabile di intendere la musica perchè va a ledere l'ideologia per cui la stessa musica è stata creata dall'uomo. Passione per la musica e l'arte come culture e linguaggi espressivi che uniscono, favoriscono, diffondono, il processo creativo valorizzando l'attitudine dell'individuo, nella sua completezza, di usufruire e plasmare l'arte; saper apprezzare le varietà di stile e di pensiero considerando possibile una visione completa, un completo appagamento, se attraversato questo processo conoscitivo. ... tutto il resto è soltanto un disco dai solchi digitali con ventuno belle canzoni.. e un giorno si accorsero che la miglior musica era dietro casa… |
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